Le città di pianura e l’aeriforme provincia by MARTA SPIZZICHINO

Doriano e Carlobianchi sono due animali notturni sulla cinquantina ossessionati dal bicchiere della staffa, l’ultimo bicchiere che si beve prima di congedarsi da una festa, da un’uscita con amici in un locale, da una bevuta in compagnia.

La storia comincia di notte, finisce di giorno e si svolge nella pianura padana veneta, lungo strade provinciali deserte, a Padova e a Treviso su di una Jaguar che ha visto tempi migliori. I due aspettano l’amico Genio partito anni prima per l’Argentina; lo incontreranno poi casualmente, rivelandosi nel film più un espediente narrativo per raccontare le loro storie, attese ed incontri fortuiti.

Doriano e Carlobianchi hanno il piglio del gatto e la volpe senza mostrarne il lato opportunistico. A Padova si imbattono in Giulio, studente di architettura che li seguirà per tutto il viaggio e dal quale uscirà diverso, al contrario dei due protagonisti che rimarranno sempre gli stessi.

Giulio come Pinocchio si lascia trasportare dagli eventi, segue i suoi nuovi amici e rimanda il momento del congedo fino a quando non decide di farsi accompagnare dai due in stazione per prendere il treno per Verona, dove incontrerà Giulia, la ragazza di cui è segretamente innamorato.

In questo film i tre protagonisti sono disillusi, ma Doriano e Carlobianchi per questioni generazionali in modo diverso rispetto a Giulio. I primi traditi da un’economica che prima del 2008 sembrava ingranare bene ma che ha poi deluso ogni aspettativa; il secondo è un giovane che dal sud si è trasferito al nord per studiare e lo aspetta un futuro di precariato.

A questi fanno da sfondo le campagne venete con i loro prefabbricati ed edifici incompiuti, così come i personaggi che li abitano che quasi sembrano un loro derivato, una traslazione umana anch’essa incompleta e incompiuta.
È un film che da romana consideravo innanzitutto essere sulla provincia, salvo poi leggere l’intervista rilasciata dal regista a Rolling Stone secondo cui la provincia non esiste, essendo piuttosto una categorizzazione fatta dalla città (…) una mappa dell’universo.

Dell’altro universo, si intende, di quello visto da Roma e che ingenuamente sovrapponevo a quello viterbese o cagliaritano.

In questa aeriforme provincia che copre le città italiane da nord a sud di giorno si gira in macchina anche per comprare il latte, e di sera con le città e le strade deserte ci si ritrova al bar, unica via attraverso cui passa la socialità. Per questo l’ultimo bicchiere, che non è mai davvero l’ultimo, è così importante. Si beve affinché non diventi mai giorno, per spostare il confine della notte un po’ più in là. Perché la fine di una giornata è una piccola morte, e la si rimanda ancora, ancora e ancora.

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